settembre 2010
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Le istanze territoriali, raccolte secondo l’approccio di costruzione “dal basso”, tradotte in relazione alle questioni chiave in obiettivi analitici e sintetizzate in obiettivi di piano, sono state oggetto di confronto con le strategie di altri strumenti di programmazione e pianificazione vigenti sul territorio di Area Vasta, intese quali “invarianti” determinate da livelli decisionali differenti per competenze e per rapporti gerarchici (“top down”).
Dopo aver verificato, per tramite dell’analisi di coerenza esterna, che i desiderata del territorio (bottom up) sono compatibili con le politiche di intervento sovraordinate ispirate agli obiettivi di Lisbona e Göteborg e ai principi della Carta di Lipsia e della Buona Governance (top down), è stato possibile esplicitare, attraverso un ulteriore processo di astrazione e di sintesi, le direzioni verso le quali tendere al fine di facilitare l’identificazione dei percorsi di sviluppo di Area Vasta, garantendo il passaggio dalla programmazione comunitaria 2000-2006 a quella 2007-2013.
Le direzioni prescelte dal piano strategico sono da intendere quali traiettorie di marcia per l’attuazione della vision, da percorrere non solo in senso lineare e univoco, dagli obiettivi agli interventi progettuali pensati per conseguirli, ma anche in senso circolare e ricorsivo: è possibile, cioè, riaprire il processo partendo di volta in volta da uno degli elementi della mappa strategica se ritenuto necessario in vista di un miglior grado di attuazione del Piano.
Pertanto, le direzioni di marcia nell'avvicinamento alla meta, sono le seguenti:
L’evoluzione della Vision, che dal Dossier del 2005 si è arricchita di importanti contenuti attraverso il processo di condivisione sociale, trova il naturale epilogo nella definizione delle Direzioni strategiche. L’immagine del Ponte verso lo sviluppo, a partire dai tre tematismi di turismo, ambiente e cultura, intende rafforzare una nuova dimensione che valorizzi le identità e i patrimoni sociali e culturali locali, attraverso il tema della cooperazione e del capitale sociale territoriale.
L’idea di sviluppo perseguito nel corso del processo di pianificazione strategica intende dunque implementare, consolidare e sviluppare la cooperazione territoriale, interistituzionale, sociale ed internazionale. La mappa strategica così definita nella Vision si traduce operativamente nelle Direzioni quali traiettorie di marcia, che si visualizzano non come sentieri isolati e lontani gli uni dagli altri, ma come percorsi intrecciati che consentono di concretizzare l’idea di sviluppo complessiva, secondo un approccio integrato, facilitando le interrelazioni tra i soggetti e tra le azioni di intervento.
Si tratta infatti di Direzioni che autonomamente risulterebbero riduttive e che soltanto attraverso un' adeguata interazione consentono di perseguire l’immagine di sviluppo complessiva.
Garantire alle generazioni future gli stessi vantaggi che possono derivare dall’attuale patrimonio naturale (Sostenibilità), rappresenta ad esempio un valore aggiuntivo rispetto alle azioni volte al miglioramento della competitività economica territoriale (Competitività), che non può prescindere dalle caratteristiche proprie dell’area, dal suo patrimonio storico e artistico, ma ne deve piuttosto esaltare il valore (Valorizzazione).
Allo stesso modo, lo sviluppo inteso come “benessere collettivo” non può precludere a nessuno l’opportunità di migliorare la propria condizione (Coesione), piuttosto, proprio perché qualificato come “collettivo”, deve garantire la valorizzazione del capitale sociale territoriale, favorendo le relazioni internazionali in vista dello scambio e del continuo miglioramento, facilitando, dunque, l’accessibilità del territorio - all’interno dello stesso e verso l’esterno- (Accessibilità) e puntando contemporaneamente su un sistema territoriale orientato alla ricerca, all’innovazione e alla qualità del capitale umano (Innovazione).
Le stesse Direzioni riconosciute quali priorità irrinunciabili da perseguire attraverso l’implementazione delle relazioni tra i Comuni, tra gli stakeholders locali e rispetto ad ambiti territoriali internazionali, trovano adeguato riscontro nei temi segnalati come strategici dal Consiglio di Lisbona quali l’ Innovazione e imprenditorialità,. la Riforma del welfare e inclusione sociale, il Capitale umano e riqualificazione del lavoro, Uguali opportunità per il lavoro femminile, la Liberalizzazione dei mercati del lavoro e dei prodotti e lo Sviluppo sostenibile, che diventano sistema strutturale per l’economia dell’Area Vasta.