settembre 2010
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La proposta dell’Amministrazione Comunale di Lecce – in qualità di ente capofila - e dell’area vasta del comprensorio Leccese, denominata “Piano Strategico dell’area Vasta Lecce 2005/2015”, ha come vision “Un ponte verso lo sviluppo economico sociale e culturale”.
Agli inizi del processo di pianificazione strategica dell’Area Vasta Lecce, nel 2005, la vision costituiva un orizzonte di sviluppo proiettato verso la consapevolezza e la convinzione che le città per essere competitive devono “essere europee”, sostenendo e promuovendo la propria identità territoriale rispetto alle relazioni internazionali.
Geograficamente la Puglia è l’unica regione italiana ad essere territorio eleggibile nell’ambito della Cooperazione Territoriale sia con l’Area balcanica sia con l’Area mediterranea, le quali appartengono entrambe alla più generale politica di prossimità dell’Unione Europea che tende ad un allargamento effettivo dell’ambito di relazioni economiche, sociali ed infrastrutturali oltre gli attuali confini.
L’idea chiave del Piano Strategico dell’Area Vasta Lecce è rappresentata da un “ponte” di alleanze territoriali per un’area territoriale aperta, che dal Sud della regione adriatica, può diventare un motore di proposte e di lavoro permanente anche per l’area mediterranea, con la finalità di consolidarne e rafforzarne la dimensione territoriale in un processo di integrazione e di convergenza fra programmazione regionale e visione territoriale applicata, non chiusa in se stessa, ma che guarda concretamente alle opportunità ed alle prospettive territoriali di un’“Europa Allargata e Mediterranea”, che prende sempre più forma e sostanza.
Il ponte, infatti, è inoltre opera capace di fornire un contributo fortemente significativo alla concretizzazione delle politiche di sviluppo dell’intero territorio, al di là delle ricadute sullo sviluppo del sistema territoriale locale e regionale, direttamente derivanti dalle loro specifiche e rispettive finalità funzionali, agendo da riduttore delle distanze spazio-temporali. La proiezione di tale vision mira, quindi, alla creazione di una nuova dimensione che valorizza le identità ed i patrimoni sociali e culturali locali, pensando anche ad una nuova governance dei processi di sviluppo, la cui attuazione è in grado di dare forte impulso alle politiche dell’UE contestualizzate sull’Area Vasta, con grande visibilità e impatto all’area territoriale di riferimento.
Nella nuova programmazione comunitaria 2007-2013, l’Area Vasta Lecce, si vuole quindi candidare, insieme alla Regione Puglia, ad assumere un ruolo importante di cerniera fra le prospettive di adesione dei paesi adriatico orientali e le opportunità offerte dalla creazione di una zona di libero scambio nel Mediterraneo (2010).
S’intende proporre un’area di “cooperazione immateriale” senza soluzione di continuità che abbraccia tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo e sul mare Adriatico.
Si ritiene di forte interesse per il nostro territorio anche il rilancio della cooperazione territoriale internazionale, nei campi della ricerca e dell’innovazione tecnologica, del turismo, dello sviluppo sostenibile, della cultura e, infine, delle interconnessioni nelle reti di trasporto.
La vision del ponte esplicitata nella fase embrionale del processo di pianificazione strategica ha individuato 3 tematismi comuni “TURISMO, AMBIENTE e CULTURA” che sono derivati dal percorso di gestione integrata territoriale e settoriale dell’area jonico-salentina nella programmazione 2000-2006. Tali programmi integrati hanno visto il coinvolgimento di tutti gli attori istituzionali, economici e sociali, in un ottica di identità e consenso sociale, che ha permesso poi di definire una strategia in grado di far convergere e finalizzare le risorse verso obiettivi e programmi comuni.
È stato quindi indispensabile evidenziare in sintesi i principali contributi e le criticità emerse nel periodo di programmazione comunitaria 2000-2006 al fine di delineare le direttrici di sviluppo dell’approccio del periodo di programmazione comunitaria 2007-2013.
Le riflessioni iniziate nel 2005 sono state aperte al contributo di idee ed indicazioni del partenariato istituzionale ed economico – sociale, tentando, in primo luogo, di colmare una criticità della passata programmazione comunitaria relativa al carattere episodico della partecipazione degli stakeholders e, in secondo luogo, di orientare le azioni verso una “cultura del risultato”, nell’ambito di una più ampia strategia di attivazione delle energie sociali.
Il ponte è espressione figurata di un “passaggio” che necessita di fondamenta solide, di un processo di crescita e di sviluppo territoriale, valori che se assorbiti ed identificati danno luogo ad una forma di capitale che potremmo definire “capitale sociale territoriale”, inteso nell’accezione più ampia, in un’ottica, cioè, di “intelligenza territoriale allargata”, che è tesa permanentemente alla produzione di un bene pubblico di tipo immateriale che è il dialogo e la visione consensuale attorno a certi obiettivi.
La vision del Piano Strategico si è dunque evoluta attraverso un processo di dialogo e di elaborazione continua da parte del partenariato che ha portato all’articolazione di Direzioni Strategiche (obiettivi generali) ed Obiettivi di Piano (obiettivi specifici), che leggono, da un lato, il quadro degli strumenti di programmazione comunitaria, dall’altro, le proposte e le idee progettuali che provengono dal territorio, utilizzando la metodologia del mainstreaming di informazioni, conoscenze ed esperienze (best practices), puntando all’obiettivo finale di coinvolgimento attivo della società civile.
La visione del piano si configura come l’esito di un processo pluralistico e partecipato, aperto, cioè, alla concertazione fra istituzioni ed enti pubblici, alla negoziazione con gli interessi e attento all’ascolto dei cittadini. Infatti, il processo di partecipazione così attivato con il partenariato economico-sociale ha incentivato negli stakeholders, la volontà di rendersi consapevoli in maniera multilaterale del ruolo che ciascuno ha assunto, e la certezza di investire energie e risorse personali per contribuire al miglioramento della qualità della vita di comunità, attraverso la ricerca di “nuove soluzioni” all’interno di un sistema di lavoro che facilita la creatività territoriale, in un processo di gradualità sociale, in cui le istituzioni, a vario titolo coinvolte attraverso i meccanismi di governance verticale e/o orizzontale, possono investire anche sulle competenze dei cittadini europei, per facilitare e rafforzare i meccanismi di decisione pubblica, in vista di un consolidamento dell’empowerment della comunità di riferimento.
Tale percorso di elaborazione e definizione della vision del Piano Strategico è stata anche espressa nell’immagine del “ponte” che, in un primo momento, era di colore bianco, simbolo di qualcosa di indifferenziato, cioè di un territorio che si inizia ad aggregare intorno ad un’idea comune comunque ancora generica.
Il bianco è un colore con alta luminosità ma senza tinta. Più precisamente contiene tutti i colori dello spettro elettromagnetico ed è chiamato anche colore acromatico. Il suono bianco, in acustica, è un suono contenente tutte le frequenze udibili (le istituzioni che ascoltano), e viene chiamato "bianco" per analogia con il colore bianco che contiene tutte le frequenze visibili (le istituzioni che sintonizzano le idee). Così il colore, la struttura, il segno, diventano i linguaggi eterni di una progressione metaforica, e come in un alchimia, si genera un’energia straordinaria, dove tutto diventa un processo di aggregazione fra il concetto di spazio dimensionale, che coniuga l’uso linguistico del colore ed i suoi elementi, e le dimensioni del percorso intrapreso, quale la prospettiva, la volontà di partecipare ed il senso di appartenenza territoriale, quasi in un gioco metonimico.
L’applicazione del metodo di lavoro sperimentale di coinvolgimento e partecipazione del partenariato istituzionale ed economico-sociale, concretizzato nel percorso di elaborazione del Piano Strategico Area Vasta Lecce, ha articolato un sistema di cooperazione interistituzionale volontaria e condivisa in grado di ricercare “nuove soluzioni” all’interno di un sistema di lavoro che facilita la creatività territoriale.
Ha preso forma sul territorio, come in un gioco intellettivo “non dichiarato” una forza economica sociale, che inconsapevolmente senza mai tralasciare le coordinate segno-colore e linguaggio struttura, ha sostanziato con pesi variabili, un dialogo fra proiezione astratte e tracciati della vision, in un raffronto dialettico fra colore come senso sprigionante della fantasia creativa, ed una realtà che prende forma e sostanza con la territorialità dinamica, quasi ad annientare lo squilibrio fra immagine pensata e realtà, richiudendosi dentro la propria dimensione tautologica.
Tale evoluzione è stata rappresentata attraverso l’immagine di un ponte di colore arancione, che simboleggia la crescita, il cambiamento di chi guarda lontano davanti a sé conseguito con energia fisica e vivacità mentale e con la capacità e la volontà di orientare i processi decisionali.
Ed ecco, che a seguito di questo processo, prendono forma e sostanza le relazioni fra la dimensione Turismo, Ambiente e Cultura e le dimensioni strategiche dimensionate in un processo di “Governance laterale” e con il metodo della Valutazione di Condivisione Sociale (V.C.S.). Le direzioni sono le seguenti: Sostenibilità: una gestione del patrimonio naturale a vantaggio delle generazioni future; Accessibilità: una rete di infrastrutture e servizi per la mobilità sostenibile; Competitività: un sistema economico territoriale basato sulla qualità, la cooperazione e l'internazionalizzazione; Innovazione: un sistema territoriale orientato alla ricerca, alla innovazione e alla qualità del capitale umano; Valorizzazione: recupero e fruizione dei beni storici e culturali per l’attrattività del territorio; Coesione: una rete sociale per l’inclusione, la solidarietà e il benessere diffuso. Il tutto è costruito in un passaggio concreto e reale di raccordo fra i percorsi di programmazione comunitaria avviate nel periodo 2000-2006 e le relazioni strutturate con le nuove opportunità previste per il ciclo dei Fondi Strutturali 2007-2013 e le relative risorse Fas.
Solo riconoscendo un ruolo attivo al processo di costruzione dell’”immagine” si potrà sfruttare appieno la capacità dell’immagine stessa di orientare le decisioni politiche strutturando degli effetti moltiplicatori dove la strategia diviene parte essenziale della visione: così la costruzione di una visione comporta inevitabilmente una interpretazione del cambiamento e l’individuazione di possibili scenari prospettici.
È l’unico reale sistema per scegliere luoghi dove costruire progetti di territorio europeo allargato!